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All'ombra dei campanili - 07/04/2019

Confessione: come NON prepararsi al Sacramento
Le divertenti indicazioni di mons. Delpini

Chi conosce il nostro Arcivescovo sa che ama in modo ironico, a volte, affrontare alcune grandi questioni. Riporto alcune righe dal quotidiano Avvenire, dove il giornalista Riccardo Maccioni, spiega le ironiche indicazioni di mons. Mario Delpini, in merito al Sacramento della Confessione.

Non passa giorno senza che il Papa, giustamente, richiami l’infinita misericordia di Dio. Non c’è peccato che non possa essere perdonato dal Padre. Di qui l’invito a riscoprire la Confessione, il sacramento della Riconciliazione, o Penitenza, dove abbiamo la certezza dell’incontro con il Signore. Tuttavia ci sono dei gesti che devono preparare il sacramento. Il catechismo, come ogni buon parroco spiega, invita ad un diligente esame di coscienza, il pentimento e l’accusa dei propri peccati davanti a un sacerdote. Tante volte infatti, rischiamo di arrivare alla Confessione impreparati o con un atteggiamento sbagliato. Monsignor Mario Delpini, ha riassunto in dieci punti cosa non si deve fare, o meglio le regole da seguire per avere la certezza che la Confessione non serva niente.

Cosa rende la Confessione inutile:

Per essere sicuri che la confessione non serva a niente si devono applicare le seguenti regole (anche non tutte, ne bastano alcune):

  1. Confessare i peccati degli altri invece che i propri (e confidare al confessore tutte le malefatte della nuora, dell’inquilino del piano di sopra e i difetti insopportabili del parroco, dopo aver accertato che il confessore non sia il parroco).
  2. Esporre un elenco analitico e circostanziato dei propri peccati, con la preoccupazione di dire tutto e tirare un sospiro di sollievo quando l’elenco è finito: ci sono di quelli che salutano considerando tutto finito. L’assoluzione è ricevuta come una specie di saluto e di augurio.
  3. Confessarsi per giustificarsi: in fondo non ho fatto niente di male. Il pentimento è un sentimento dimenticato.
  4. Confessare tutto, eccetto i peccati più gravi («perché se no non mi assolve»).
  5. Presentarsi al confessore con la dichiarazione: «Io non ho niente da confessare».
  6. Confessarsi perché «me l’ha detto la mamma (o il papà o la moglie o la zia…)».
  7. Parlare con il confessore per mezz’ora del più e del meno e concludere: «La ringrazio che mi ha ascoltato! Le auguro buona Pasqua, a Lei e alla Sua mamma».
  8. Approfittare per confessarsi della presenza di un confessore («Non avevo neanche in mente di confessarmi, ma ho visto che era libero…»).
  9. Confessarsi perché è giusto confessarsi ogni tanto.
  10. Confessarsi per evitare che il confessore sia venuto per niente.

Come indico all’inizio è un modo ironico del nostro Vescovo, ma fa pensare tutti…

Buon cammino, don Fabrizio