Orari Messe, Confessioni, Segreteria

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All'ombra dei campanili - 29/03/2020

Carissimi,

avendo tempo in questi giorni, di leggere qualcosa in più, allego l’intervista all’Arcivescovo Roche, in riferimento alla modalità che vivremo delle prossime feste pasquali.

Inizia a prendere forma una liturgia pasquale particolare; il nostro Vicario Generale, con il documento “La pasqua verrà!” ci indica alcuni spunti, vale la pena ora citare solo che:

  • la benedizione e la distribuzione dell’ulivo quest’anno viene rimandata ad una celebrazione successiva, al termine dell’emergenza, per assumere il tono del ringraziamento.

Comunicheremo come possiamo vivere la settimana Santa nel nostro rito ambrosiano.

Ora, ecco uno spunto per la meditazione del vangelo di questa domenica. L’itinerario che stiamo vivendo in questa Quaresima ci conduce progressivamente al cuore del mistero cristiano, alla celebrazione della Pasqua del Signore. Si tratta dell’evento centrale della nostra fede, mistero di morte e resurrezione.

Nel suo ministero pubblico il Signore Gesù ha più volte mostrato di essere il Signore della vita, sconfiggendo il male e persino la morte. Ricordiamo il figlio della vedova di Nain che veniva condotto al sepolcro, oppure la figlia di Giairo, capo della sinagoga, che Gesù prende per mano e restituisce alla vita. Il Vangelo di questa quinta domenica del tempo quaresimale è una sorta di anticipazione della Pasqua, poiché ci racconta della risurrezione di Lazzaro, l’amico di Gesù già da quattro giorni nel sepolcro. Si tratta solo di un richiamo alla Pasqua del Signore perché, lo sappiamo bene, per Lazzaro si è trattato di un ritorno in vita, alla vita di prima; ma se parliamo della risurrezione del Signore, si tratta di ben altra cosa, cioè del suo ritorno al Padre entrando in una dimensione totalmente nuova e differente rispetto alla vita umana.

Lo sfondo che fa da cornice al racconto della risurrezione di Lazzaro, ci è offerto dalla prima lettura tratta dal libro del Deuteronomio, che rievoca l’uscita dall’Egitto e l’ingresso nella terra promessa: «il Signore ci fece uscire dall’Egitto con mano potente e con braccio teso…. Ci condusse in questo luogo e ci diede questa terra, dove scorrono latte e miele». Simbolicamente si tratta di un vero e proprio “passaggio” dalla morte alla vita, dalla schiavitù alla libertà, così come è stato il cammino dell’esodo, perché attraverso i quarant’anni nel deserto, il tempo di una generazione, muore il popolo uscito dalla terra d’Egitto e rinasce un popolo nuovo, libero e non più rivolto nostalgicamente al passato.

Tornando al racconto della risurrezione di Lazzaro, ritroviamo al centro la domanda chiave che riguarda tutti noi e il nostro destino umano, domanda che il Signore Gesù rivolge a Marta, sorella di Lazzaro e idealmente al credente di tutti i tempi: «Chi crede in me, anche se muore vivrà; chiunque vive e crede in me, non morirà in eterno. Credi questo?».

L’esperienza del limite e della morte, ci ricorda il Signore, è parte della vita umana ma non è l’ultima parola sulla nostra esistenza, ed è proprio su questo punto che il Signore ci invita a rinnovare la nostra fede in lui, nella sua Pasqua, nella promessa di vita e di bene che la vita umana ci consegna, per noi e per tutti i nostri cari. Se pensiamo in particolare a qualcuno dei nostri cari che ci ha lasciato, o alla possibile perdita di qualcuno che amiamo, questa parola del Signore è una vera promessa: la vita, ogni vita, mi è cara e nessuna esistenza cadrà nel nulla, ma sarà salvata per sempre. Lo credi anche tu? Questo è il dono della Pasqua del Signore che entra nella nostra vita e ci dona nuova speranza.

Buon proseguimento, don Fabrizio